Campi Elisi si presenta come un ponte tra realtà e utopia, invitando lo spettatore a immergersi nell'atmosfera dei giardini eterni. Questo luogo, evocato nella letteratura antica, è tradizionalmente visto come un regno ai margini del mondo conosciuto, riservato alle anime dei valorosi, dove si trovano armonia e pace. Io lo immagino come un luogo dove la natura prospera in maniera spontanea, senza intervento umano; una distesa di fiori, la cui naturalezza ci invita a una riflessione sulla necessità di riconnetterci ai valori essenziali e alla semplicità. Ispirato dai campi fioriti di Klimt, ho sviluppato una tecnica pittorica basata su stratificazioni e tonalità monocromatiche, che restituisce un'atmosfera nostalgica di un mondo perduto, dove i campi conservano ancora la loro purezza originaria, non violata dallo sfruttamento umano. Campi Elisi evoca la condizione utopica di un paradiso non relegato all'ultraterreno ma possibile qui e ora, nel mondo in cui viviamo. È un invito a immaginare un futuro in cui l'armonia con la natura non sia un ricordo perduto ma una realtà da custodire e rigenerare. In questo spazio sospeso tra mito e possibilità, lo spettatore non contempla soltanto un paesaggio ideale: riconosce in esso il riflesso di ciò che il mondo potrebbe ancora diventare.
Floema è il flusso vitale che discende lungo il tronco fino alle radici, unendo l'albero alla terra che lo nutre. Questo ciclo di opere nasce come tributo agli alberi, riconosciuti come esseri vitali e relazionali: attraverso la linfa che li attraversa e le connessioni sotterranee che li legano, essi danno forma a reti di sostegno reciproco, rivelandosi non solo come risorsa, ma come intelligenza, interazione e vita condivisa. Per tradurre questo flusso di energie utilizzo una pittura a macchie, reinterpretando e intensificando l'approccio dei Macchiaioli e di artisti più recenti come Leo Putz e Lucian Freud. La gamma cromatica sfiora la monocromia, privilegiando tonalità affini per esaltare la delicatezza e unicità di ciascun colore, conferendo a ogni opera un'atmosfera propria. Floema ci invita a percepire le infinite connessioni che legano ogni essere vivente all'altro. L'albero, con la sua armonia di relazioni e la capacità di sostenere reciprocamente la vita che lo circonda, si fa modello di società utopica: un luogo dove la cooperazione diventa la radice stessa della convivenza.
Il modo in cui percepiamo la montagna riflette una condizione individuale e collettiva. Questo progetto indaga come lo sguardo verso il paesaggio alpino sia cambiato nel tempo, trasformandosi da esperienza spirituale a fenomeno culturale e sociale. Lungo un ideale asse storico, le opere dialogano con diverse tradizioni visive – dall'iconografia medievale al naturalismo e al simbolismo – fino a un linguaggio più concettuale nelle sculture che affrontano temi attuali come la massificazione del turismo, lo sfruttamento del territorio e la perdita di significato del paesaggio montano in una società sempre più urbanizzata. Vivendo nelle Alpi, avverto la montagna come un organismo vivo, che modella la vita e la politica di chi la abita. Mount in/out side è un tentativo di restituire questa complessità: un dialogo tra natura e cultura, interiorità e spazio, memoria e trasformazione.